Opera Buffa  Napoli 1797 - 1750
  
  
 Lo sagliemmanco falluto, Napoli, s.e., 1724
 a cura di Concetta Gallo
 
 
 
paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMMA
 
 DIANORA, e FRABBIZIO ncoppa a lo Teatro granne.
 
 DIANORA
 No nzerve, che me prieghe, haggio ntostato,
 Voglio figliema cca.
 FRABBIZIO
                                      Ma tu vorresti
 Farmi perder l’onor, che se derria?
1320L’Anonimo hà promessa la Commeddia,
 E adesso non si fa.
 DIANORA
                                     Sarrà traggenia.
 No birbo havere ardire
 De m’arrobbare, e dareme de mano?
 Lo voglio fa scannà mmiezo a sto llargo;
1325No nce sbregammo cchiù? dateme figliema.
 FRABBIZIO
 Dianora mia, se ti guardia il Cielo,
 No cchiù me mpezzenti, c’haggio perduto
 Li vasette, e ’l danajo a sto remmore,
 Se non fo la Commedia,
1330Perdarraggio lo creddeto, nesciuno
 Accattarrà cchiù balzamo, e de botta
 Me vide derropà de capo sotta.
 DIANORA
 Pe mmo’ vaga accossì, ca po dimano
 M’hà da dà sfazione sto sio Pippo.
 FRABBIZIO
1335Farò baciarti i piedi,
 Vuo’ cchiù de chesto?
 DIANORA
                                          Ne parlammo appriesso;
 Voglio peglià conzurda, che nce cape
 Facite la Commeddia pe sta sera,
 E po nzalute mia non ce penzare
1340A figliema, c’havesse a rrecetare.
 FRABBIZIO
 Comme vuoje; ma Dianora me la daje?
 DIANORA
 Sine, sì.
 FRABBIZIO
                  Marcantonio?
 
 SCENA II
 
 PAGLIACCIO, che caccia la capo da na quinto de lo Teatriello, e li stisse.
 
 PAGLIACCIO
 Chi è lloco?
 FRABBIZIO
                        Site leste?
 PAGLIACCIO
                                             Comm’a sbirre.
 FRABBIZIO
 Su cominciate.
 PAGLIACCIO
                              E lei quanno veniate?
 FRABBIZIO
1345Adesso, adesso; jammo sia Dianora
 Ca te miette a na quinta, e vedi ll’opra.
 DIANORA
 Non haggio sto golio.
 FRABBIZIO
                                         Viene, c’haje gusto
 E bide come io fo l’innammorato.
 DIANORA
 Jate ca mo’ venimmo.
 FRABBIZIO
                                           Co llicenza.
 DIANORA
1350Vada ossoria; vide che pacienza!
 M’haggio fatt’accordare, e si so’ n’asena;
 Accossì so’ le femmene,
 C’hanno lo Core muollo,
 No sciato le fa rompere lo cuollo.
 
1355   Pe sto ddire, sempe sì,
 Tutte m’hanno stroppiata,
 Zetelluccia, mmaretata,
 E mo’ vedola porzi.
    M’hanno strutta già la sacca
1360Mo’ li duone, mo’ li mprieste,
 Fa commare, va a le ffeste;
 E si n’era masvegliacca
 C’auta cosa zitto zi’.
 
 Parte di Commeddia interposta per Episodio.
 Persone.
 Nicoletta, ch fa Camilla, giovane risoluta
 Tommasina, che fa Ginevra, giovane sostenuta
 Cecella, che fa Nina, Napolitana, loro serva.
 Luccio, che fa Luiggino, giovane affettato.
 Pippo, che fa Fonzillo, Squarcione Napolitano
 Frabbizio, che fa Quintio, vecchio Romanesco
 Pagliaccio, che fa Ceremonia Napolitano creato suo.
 La scena si finge in Roma.
 
 SCENA III
 
 Piazza.
 Luiggino, e Fonzillo.
 
 LUIGGINO
 Questo dirgli volea, ch’io non son cieco,
1365O losco, che non vegga
 Anco il pelo nell’uovo.
 FONZILLO
                                          Ed io te schiudo
 Quanta pile hà no pollece a le ciglia;
 A lo bedè ne simmo? potta d’oje;
 Oscia m’ha fatto fa tanto na meoza,
1370E mo’ viene terato:
 Signore Arfonzo io son con lei sdegnato.
 LUIGI
 (Mo’ lasso la Commedia
 E la ffaccio addavero) adagio, adagio,
 E senza gridi; io vorrei sapere
1375Per qual fine mi manca la parola?
 FONZILLO
 De che ccosa?
 LUIGGINO
                            Non fummo noi d’accordo
 Ch’io servissi Camilla, e lei Ginevra?
 FONZILLO
 E no poco de cchiù.
 LUIGGINO
                                      Dunque a che fine
 Lei corteggia Camilla?
 FONZILLO
                                            Ah si Luise,
1380Si no mme fusse amico, te darria
 Na mentuta, e po appriesso na stoccata
 LUIGGINO
 Piano con le mentute, e le stoccate,
 Che non parli con morti.
 FONZILLO
                                               E si me tiente,
 Me faje lo spantecato co Ginevra;
1385E ddice a mme, ca milordejo Cammilla.
 LUIGGINO
 Jo Genevra?
 FONZILLO
                          Jo Cammilla?
 LUIGGINO
 E tuo sospetto.
 FONZILLO
                              E toja ssa gelosia.
 LUIGINO
 Non niego che Ginevra, e m’ama, e prega;
 Ma che posso far io più che sprezzarla?
 FONZILLO
1390E ca chella me fruscia li cauzune,
 C’haggio da fa? pigliarla a boffettune?
 
 SCENA IV
 
 Nina,e li stisse.
 
 NINA
 (E le ttrovo accocchiate tutte duje.)
 Si Loise, sio Fonzo, a uno, a uno
 Na parola a l’arecchia.
 FONZILLO
                                           Dilla forte.
1395Già sapimmo che d’è.
 NINA
                                           Ma le ssegnore
 M’hanno ditto a spartato, ed annascuso
 Ogn’una la mmasciata; e no mmorria
 Pe buje sentì li strille,
 Ed havè na terata de Capille.
 LUIGGINO
1400Di’ pur, che no ’l sapranno.
 NINA
                                                    E io mo’ lo ddico.
 A buje ve vo’ la sia Gianevra (a Luiggi.) , e a buje
 La sia Gammilla. (a Fonso.)
 LUIGGINO
                                   Udisti?
 FONZILLO
                                                   Oscia lo ssenta?
 LUIGGINO
 Ma certo non v’andrò
 FONZILLO
                                          Manch’io nce vao.
 LUIGGINO
 O pur se vo, vo per Camilla.
 FONZILLO
                                                     E io
1405Vao per Gianevra, ch’è l’affetto mio.
 NINA
 C’haggio da di’? Sbregateve, ch’è tardo.
 FONZILLO
 Di’, ca venimmo.
 NINA
                                  Eh, no mmenite nziemo,
 Perché me sbreognate.
 (E che pparo de brave nnammorate.)
 LUIGGINO
1410Chi va prima di noi?
 TOMMASINA
                                         Nce vaga oscia,
 Ca chiano, chiano me ne venco arreto,
 Ma stamm’attiento, non facimmo fieto.
 LUIGGINO
 
    Quelle care pupillette,
 Che languir fanno il mio core,
1415Benché armate di rigore,
 Lieto corro a vagheggiar.
    Tra le fosche nuvolette
 Dello sdegno, son due stelle
 Minacciose, ma pur belle,
1420Che mi fanno sospirar.
 
 SCENA V
 
 Camilla, Ginevra.
 camera.
 
 GINEVRA
 Vorrei, che m’intendessi.
 CAMILLA
                                                 Ed io vorrei
 Che tu m’havessi intesa.
 GINEVRA
                                               È tua vergogna,
 Ch’io sorella minore t’abbia a dire,
 Che vivi troppo libera, e sfacciata!
 CAMILLA
1425Tu meriti in risposta una guanciata.
 Non te la dò per non turbar la casa,
 E nostra madre inferma.
 GINEVRA
                                                Ed io, Camilla,
 Hò pur le mani, ma lasciam le risse.
 Dimmi un po’; sta ben fatto a noi zitelle
1430E senz’uomini in casa ad introdurre
 Giovani a conversarvi.
 CAMILLA
                                            O Monna onesta,
 E che ruina è questa?
 L’usanza del Paese ce ’l permette,
 Ogn’un sa chi siam noi, non ci conviene
1435A chi ci favorisce usar mal viso;
 E poi si sa da tutti, che zitella
 Mai non trova marito, s’ella pria
 Con qualche amore non si fa la via.
 GINEVRA
 Va bene, ma s’intende
1440Pioggia, non già diluvio.
 
 SCENA VI
 
 Nina, e detti.
 
 NINA
 Eccove cca le spincole, signora.
 CAMILLA
 Ove sono? (hai veduto Alfonso mio?)
 NINA
 (Gnorsì mo vene)
 GINEVRA
                                    M’hai recato gli aghi?
 NINA
 Eccole ccane.
 GINEVRA
                           (Hai visto Luiggino?)
 NINA
1445(Ll’haggio visto, e mo’ vene.)
 CAMILLA
                                                       Eh Nina, Nina
 Queste spille son picciole di capo,
 Va le cambia (trattienti su la strada,
 E fammi cenno all’or che viene Alfonso.)
 GINEVRA
 Nina?
 NINA
               Signora?
 GINEVRA
                                  Vedi tu quest’aghi
1450Sono spuntiti, cambiali (se incontri
 Il mio Luiggi, digli che non venga.)
 Nina
 (Mo vao) Segnore meje
 Chisto è no mpazzemiento
 Co st’aco, e co ste spincole mmardette,
1455Mo’ ca la capo è grossa, mo’ ch’è piccola,
 Mo’ ch’è troppo appontuta, e mo’ è spontuta;
 No ve cojetate maje; e cheste ccose
 Chi le bo’; se le sceglia, p’have gusto,
 Ca si no lo servizio maje va justo.
 
1460   Devrissero penzare,
 Ca sonco grannecella;
 Lo ffarme j a comprare
 Cchiù de na scarolella
 Spisso me fa sentire,
1465Ed io non pozzo cchiù.
    Sto prattecà Romano
 N’è buono a chi va sola;
 Ca stenneno le mmano,
 Ed hanno na parola,
1470Che no la pozzo dire.
 Uh comm’è brutta, sciù.
 
 GINEVRA
 Camilla, io te ne priego per tuo bene,
 E per mia pace ancor statti su ’l sodo,
 Lascia andar quest’Alfonso.
 CAMILLA
                                                    Ed io ti priego
1475Per tuo vantaggio, e per quiete mia,
 Non far la bacchettona; lascia andare
 Cotesto Damerino, e ti contento.
 GINEVRA
 (Ah Luccio mio) noi parliamo al vento.
 CAMILLA
 
    Chi tenta impedirmi,
1480Ch’io siegua il mio bene,
 Il vento in catene
 Si crede arrestar.
    Non voglio pentirmi
 D’amar quello ingrato,
1485Non sempre ostinato
 M’havrà da sprezar.
 
 SCENA VII
 
 Ginevra sola.
 
 GINEVRA
 Noi che faremo, o core? io già non posso
 Disamar quell’ingrato,
 Né più tener celato il mio bel foco;
1490Ah che non v’è più foco
 A silenzio, a difesa,
 Mi scopre il volto, ed è quest’alma accesa.
 
    Dal suo fonte chiaro, e bello
 Sorge l’acqua appoco appoco,
1495E formato un fiumicello
 Mormorando corre al mar.
    Così cresce in me l’affetto
 Che ristretto in breve loco
 Dispettoso il cor mi sforza,
1500E lo forza a sospirar.
 
 SCENA VIII
 
 Quinzio vestito scioccamente alla Romana, e Cerimonia.
 
 QUINZIO
 Non me sta roppe il capo, signor coso,
 Son tante quelle: sai li sganassoni?
 CERIMONIA
 Non m’hà ditto ossoria, ca vo’ lo Donne?
 E pe chesso ve chiammo si Don Quinzio.
 QUINZIO
1505E adesso più no ’l voglio, oh questa è bella!
 Son tanti Donni, e Donne, che mo’ vanno
 Sette a quattrino come caldearroste.
 CERIMONIA
 E comm’haggio da di’?
 QUINZIO
                                             Va via, Pistone
 Se tu havessi giudizio, lo diresti
1510Senza fammelo di’.
 CERIMONIA
                                      Che sonco astrolaco?
 QUINZIO
 E tu va in ghetto, e fattici, Barone.
 CERIMONIA
 (O bene mio, e comm’è preziuso!)
 QUINZIO
 Ti chiami Cerimonia, e poi non tieni
 Un tantin di creanza.
 CERIMONIA
1515Comm’a dicere?
 QUINZIO
                                 Io prendo moglie.
 QUINZIO
 E voglio l’Illustrissimo.
 CERIMONIA
                                             Sta lesto,
 (Chisto cca va na doppia la fella.)
 QUINZIO
 Embe’, m’hai nteso?
 CERIMONIA
                                         Signorsì llostrissemo
 E giacch’oscia llostrissemo s’accasa
 QUINZIO
1520Prendo moglie, e non casa, moglie, moglie.
 CERIMONIA
 (Maglio, maglio,) chi ve pegliate?
 QUINZIO
 Io n’hò tre per le mani.
 CERIMONIA
    (Rrobba a grassa.)
 QUINZIO
 Hò Camilla, Ginevra, ed hò Ninuccia,
1525Che per me fan le smorfie.
 CERIMONIA
                                                   (O viecchio pazzo.)
 CERIMONIA
 E si è chesto llostrissemo, pe mmene
 Facite sta Nenuccia; è creatella,
 Ne mme pò di’ fatte nnillà tiella.
 QUINZIO
 Voglio farti il servizio; andiamo intanto
1530A visitar le spose.
 CERIMONIA
                                   Sì llostrissemo.
 QUINZIO
 E tu portati ben.
 CERIMONIA
                                 Gnorsì llostrissemo.
 QUINZIO
 Dimmi le cerimonie.
 CERIMONIA
                                         Sì llostrissemo.
 QUINZIO
 Che poi
 CERIMONIA
                  Gnorsì llostrissemo.
 QUINZIO
                                                        (In malora)
 Che tanta illustreria?
 CERIMONIA
1535Lo ffaccio, pe servì llossegnoria.
 QUINZIO
 Ma tu m’hai rotto il capo; a loco, e tempo;
 Poter del Cielo.
 CERIMONIA
                               Uscia non ve nfadate,
 Quanno nce vole, e buje me l’azzennate.
 QUINZIO
 Così farò; tu viemmi dietro.
 CERIMONIA
                                                      Venco.
 QUINZIO
1540Eh dimmi? Sono io bello sto appuntino?
 CERIMONIA
 Uscia pare no zito a no carrino.
 QUINZIO
 
 Oh che nuova bella bella! (salta d’allegrezza.)
 Io son bello, non è vero?
 Se tu fossi una zitella,
1545mi vorresti sì o, no? (cenna sì, e no col capo.)
 
 CERIMONIA
 
 (O cionchia, e scumpe mo’.)
 
 QUINZIO
 
 Fammi un po’ la Signorina,
 Ch’io vo’ fare il Cavaliero;
 Dammi qua la tua manina. (le prende per mano ballano.)
1550Balla meco, bella, balla.
 O che gusto! Oh o hò.
 
 CERIMONIA
 
 (O che lloco! Sciò, sciò, sciò.)
 
 SCENA IX
 
 Camera.
 Luiggino, e Camilla, e poi Ginevra e Fonzillo.
 
 LUIGGINO
 Ma pur dovresti renderti una volta
 Rocca, scoglio di gelo a miei sospiri.
 CAMILLA
1555Altro sole mi scalda, habbiti pace.
 LUIGGINO
 O fera, o mostro, o furia, o sasso.
 CAMILLA
                                                             E quando
 Finisci d’annojarmi, affettatuzzo?
 Da me che speri? non mi dar più pene;
 Ama Ginevra tua, ecco che viene.
 GINEVRA
1560Signor Luiggi serva vostra.
 LUIGGINO
                                                   (O sorte,
 Fugge la vita mia, viene la morte.)
 CAMILLA
 Ginevra, sta sul sodo, ecco il tuo amante.
 GINEVRA
 Camilla tu sei troppo ingiuriosa;
 Io non amo, e se amo, amo chi è degno.
 CAMILLA
1565E chi è degno ancor io d’amar m’impegno.
 GINEVRA
 Accoglilo che viene.
 FONZILLO
 Schiavo vuosto, Segnore meje.
 CAMILLA
                                                          Ben venca,
 Signor Alfonzo,
 GINEVRA
                               Serva sua.
 FONZILLO
                                                    (Che grazia
 De miedeco sarvateco!) Segnora
1570Che ng’havite commico?
 GINEVRA
                                                Ecco Camilla
 Parlate a lei.
 FONZILLO
                          Io parlo all’ossoria,
 Oh chesta sì, ch’è bella.
 GINEVRA
 Sig. Luiggi
 LUIGGINO
                       Oddio, Ginevra lasciami.
 Un tempo mi sprezzasti, or che pretendi?
1575Camilla mia
 CAMILLA
                          O caro Alfonzo.
 FONZILLO
                                                        E bia
 Si’ zetella, e n’haje scuorno? Sia Genevra
 GINEVRA
 Mi sai del Galantuomo, e sei villano.
 FONZILLO
 O bon’ora tu mm’jesce da le mmano!
 Che simmo quarche birbo? o so’ scompute
1580Le ffemmene a lo munno? nn’haggio tanta
 Sott’a sti piede, e oscia me fa la guappa?
 GINEVRA
 Eh vattenne in mal punto.
 FONZILLO
                                                  (Tommasina)
 Vi’ ca parlo ncommeddia (e giacché ch’è chesto,
 Segna sta caccia, e ghioca pe lo riesto.
 
1585   Co sso sfarzo sgraziato
 M’haje pigliato mo’ de filo;
 Ma non saje, ca no pilo
 Non te stimmo, manco a tte (a Camilla.)
 (Vi’ che bo’ chesta da me?) (a Ginevra.)
1590   Haje da chiagnere, e sperire
 Pe mme dire na parola
 No mme faje cchiù cannavola,
 Te castico pe ssi affè:
 (Manco tu la scumpe ne?)
 
 LUIGGINO
1595(Che arrogante incivile!)
 CAMILLA
                                                Che creanza
 A far partir così quel galant’uomo?
 GINEVRA
 Meglio sarebbe, e non tornasse mai.
 CAMILLA
 Ma questo non vedrai.
 
 SCENA X
 
 Nina, poi Quintio, Cerimonia, e detti.
 
 NINA
 Segnore lo Si Quintio sta cca fora
 CAMILLA
1600Ch’entri.
 GINEVRA
                    (Quest’altra noja.)
 LUIGGINO
                                                        Oh ch’altro intoppo!
 GINEVRA
 Odi Luigi
 LUIGGINO
                     M’importuni troppo.
 QUINTIO
 Signore spose
 (Dico ben Cerimonia?)
 CERIMONIA
                                             Signorsine.
 CAMILLA
 Ben venca signor Quintio.
 QUINTIO
                                                  Adesso, adesso
1605Che imparo di creanza il servitore.
 (L’illustrissimo bestia?)
 CERIMONIA
                                               Zennate
 C’accossì sta lo patto.
 QUINTIO
                                         Embe’ Signore,
 State bene?
 GINEVRA - CAMILLA
                         A servirla.
 QUINTIO
                                              Cerimonia?
 CERIMONIA
 Llostrissemo.
 QUINTIO
                            To prendi. (si leva il ferrajolo, e ’l cappello e gli dà a Cerimonia.)
 CERIMONIA
                                                  Che facite?
1610Chessa è mala creanza.
 QUINTIO
                                             Se non taci,
 Io t’increanzo bene. Oh Sior Luiggi,
 Voi qui siete! buongiorno.
 LUIGGINO
                                                  Servitore.
 GINEVRA
 Che sciocco!
 CAMILLA
                          Che ridicolo?
 LUIGGINO
                                                     Che scemo.
 QUINTIO
 E così, mio Signore Cerimonia?
 CERIMONIA
1615Che bolite
 QUINTIO
                      Il malanno, (l’Illustrissimo.)
 CERIMONIA
 L’ossoria n’ha zennato.
 QUINTIO
                                            E ch’hò da fare
 L’occhietto con te bestia?
 CERIMONIA
                                                E uscia se stia.
 QUINTIO
 Io m’hò fatta la barba sta matina
 E voi vi siete concie non è vero?
 CERIMONIA
1620Llostrissemo gnorsì.
 QUINTIO
                                        Chi t’ha chiamato?
 CERIMONIA
 Havarraggio sgarrato (mo t’agghiusto.)
 QUINTIO
 Signor Luiggi, e voi?
 CERIMONIA
                                         Gnorno Llostrissemo.
 QUINTIO
 Tu starai ubbriaco.
 CERIMONIA
                                      Manco mone?
 È suonno, è suonno.
 CAMILLA
                                       Questa è una Commedia.
 QUINTIO
1625Mia Signora Ginevra inginevrata.
 Voi state troppo bella eh Cerimonia.
 Cerimo’... Cerimonia, Diavolo.
 CERIMONIA
 Llostrissemo Llostrissemo, dormeva.
 QUINTIO
 Ah sgazzerato, vo’ ammazzarti.
 CERIMONIA
                                                          Scappa.
 QUINTIO
1630Ah mariolo tornami la Cappa.
 CAMILLA
 Ah a che baja!
 LUIGGINO
                             Ve ch’uom.
 GINEVRA
                                                    Che matto!
 LUIGGINO
 Signore io parto.
 CAMILLA
                                  Vada pur
 GINEVRA
                                                      Crudele.
 Così tratti chi t’ama, & è fedele?
 GINEVRA
 
 Caro tiranno mio. (a Luigi, e questo dice a Camilla.)
 
 LUIGGINO
 
1635Bella nemica mia.
 
 CAMILLA
 
 Non più che sei nojoso.
 
 GINEVRA - LUIGGINO
 
 Volgiti almeno oddio.
 
 CAMILLA
 
 Eh lasciami in riposo.
 
 LUIGGINO
 
 (Squaglia da nante a mme.)
 
 CAMILLA - GINEVRA
 
1640(Non v’è pietà per me.)
 
 GINEVRA - LUIGGINO
 
 Dimmi se vuoi, ch’io mora.
 
 CAMILLA
 
 Vivi ma non per me.
 
 GINEVRA
 
 (Ah Luccio.)
 
 LUIGGINO
 
                          (Sfratta, abbia.)
 
 GINEVRA
 
 Così con chi t’adora?
 
 CAMILLA
 
1645(Comme lo schiude te.)
 
 LUIGGINO
 
 (Non sono cchiù pe tte.)
 
 GINEVRA
 
 (Ed io moro pe tte.)
 
 SCENA XI
 
 Cerimonia col ferrajolo di Quintio ridendo, e Nina, e poi Quintio.
 
 NINA
 Chesto che d’è? tu ride! si mpazzuto?
 CERIMONIA
  Bene mio so’ scosuto, lo sio Quintio
1650Per bolè secotareme, hà vrociolato
 Tutte le grada, ed io sonco sfelato.
 NINA
 E ba’ l’ajuta.
 CERIMONIA
                          Non è muorto ciesso?
 Haggio sta sciorte mo’ de sta co ttico,
 Quanno la trovo cchiù? giojello mio,
1655Dellietto de sto core,
 Schiecco, perna d’Ammore, e quanno quanno
 Me faje gaudere?
 NINA
                                   Zitto varvajanno
 Ca tu me faje morire;
 Da che te saccio auto non saje dire.
 
1660Giojello, delietto,
 Perna d’ammore,
 Schiecco sbrannore
 Famme godere, e cucurucù.
 
 CERIMONIA
 Comme? non dico buono? io parlo a rrima,
1665E me ll’haggio mparato a lo Cortese,
 Ch’è lo meglio Poeta a lo paese.
 NINA
 E chisto è muorto, o vivo?
 CERIMONIA
                                                  È muorto.
 NINA
                                                                       O smocco,
 De sta manera parla co li muorte;
 Quanno parle a li vive
1670Chiacchiarea, comme parlano li vive.
 CERIMONIA
 Ma tu non haje lejuto...
 NINA
 Che llejuto, e chitarra vaje cercanno?
 Si pproprio lazzarone,
 Mparate a ddi’ carcata cosa, anchione.
 CERIMONIA
1675C’haggio da j a la scola? n’e cchiù tiempo.
 NINA
 E si non saje parlare, va te stipa
 Calascione scassato, vozzacchione.
 CERIMONIA
 Nina ch’è chesso? no mme vuo’ cchiù bene?
 CERIMONIA
 Te voglio bene sì, ma parla all’uso,
1680Ca venire me faje proprio lo vuommeco.
 CERIMONIA
 Me nce voglio nzajà, vi dico buono,
 E si ncarro, t’accatto lo perduono.
 
    Porchiacchella tennerella
 Vide cca sto cetrolillo,
1685Sa che bella nzalatella
 Tutte duje volimmo fa?
    Si lo guattaro d’Ammore
 Nce mett’uoglio, e l’acetillo,
 Uh che gusto, uh che sapore
1690Nce vo’ esse a lo mmagnà.
 
 QUINTIO
 Ferma qui mariolo,
 Dammi, dammi barone il ferrajolo.
 
 Qui finisce la Commedia interposta.
 
 SCENA XII
 
 DIANORA da dentro, e poi fuora, e li stisse.
 
 DIANORA
 Ajuto, ajuto, oh povera fegliola.
 FRABBIZIO
 Ch’è socciesso?
 PAGLIACCIO
                               Che ssaccio?
 CECELLA
                                                        Che d’è mamma?
 DIANORA
1695Bene mio, ca mo’ more, addove site?
 Luccio, Pippo, Frabbizio, priesto priesto.
 
 SCENA XIII
 
 LUCCIO, PIPPO, e li stisse.
 
 LUCCIO
 Che d’è Dianora?
 PIPPO
                                   Perché strille?
 DIANORA
                                                               Ajuto
 Mo’ more Tommasina
 PIPPO
                                           Ah sciorte cana.
 DIANORA
 Addo’ vaje tu n’auto, viene ccane
1700Ca n’è cosa pe ttene, trase Nina,
 Ajuta Nicoletta, che la sponta,
 Ca mo’ venco.
 CECELLA
                             Mo’ corro, uh poverella.
 DIANORA
 Zompa Pippo, va piglia
 Ll’acqua della Regina,
1705Per ll’ontà nfronte, e metterla a lo naso.
 PIPPO
 Maro me, ca sconocchio, o Cielo, o Ammore,
 No mme date sto guajo, e sto dolore.
 PAGLIACCIO
 Pigliate il nostro Balsamo panzatico,
 DIANORA
 E ba a la forca, mo’ si’ proprio nzateco.
 LUCCIO
1710Ch’è stato?
 FRABBIZIO
                        Che cos’have?
 DIANORA
                                                    La scuressa
 Mo’ c’hà fatto la scena ed è trasuta,
 S’è post’a chiagne comm’a desperata,
 (Pe chello che l’haje ditto.) (a la reccchia de Luccio.)
 Po s’è ghiettata ncoppa de na seggia,
1715Meza morta, stonata, addebboruta,
 E na simpeca vace, e n’auta vene,
 Chi sa si more (e morarrà pe ttene.) (A Luccio.)
 LUCCIO
 (Cielo che sento!)
 FRABBIZIO
                                   Oh figlia mia, va trase
 E bide comme sta.
 DIANORA
                                     Viene si Luccio,
1720Vide si tene freve, ca nne saje.
 LUCCIO
 Va si Frabbizio.
 DIANORA
                                Viene tu mannaggia.
 FRABBIZIO
 Va Luccio.
 LUCCIO
                      Vada Oscia.
 PAGLIACCIO
                                              E mbe’ ch’è chesto?
 A zeremonia stammo?
 Va la tasta.
1725Ca si no la tasto io.
 LUCCIO
 Aimmè Luccio, che bide
 Tu Vaje a mmedecare chi t’accide.
 
 SCENA XIV
 
 PAGLIACCIO, e FRABBIZIO.
 
 PAGLIACCIO
 Nzomma chesta Commeddia è sfortunata,
 È morta cessa primmo d’esse nata.
 FRABBIZIO
1730Signori compatite la disgrazia,
 Io v’aspetto domani, che vedrete
 Non solo la Commeddia, ma più balli
 Pagliaccio su la corda; chi lo ccrede?
 PAGLIACCIO
 E l’Anonemo mpiso pe lo pede.
 
 SCENA XV
 
 DIANORA, e detti.
 
 DIANORA
1735Marcanto’ collecienza, si Frabizio
 Na parola.
 FRABBIZIO
                      Che nc’è?
 DIANORA
                                          Dimme lo vero.
 Tommasina t’è figlia?
 FRABBIZIO
                                           No mm’è figlia.
 DIANORA
 E tu comme la tiene?
 FRABBIZIO
                                          La trovaje
 Tantillo, ch’era sperza, e ghiea chiagnenno.
 DIANORA
1740Addo’?
 FRABBIZIO
                 Dint’a la folla del mercato
 La sera de li fuoche... che cos’haje?
 Tu te faje rossa?
 DIANORA
 Niente; da quant’have?
 FRABBIZIO
                                              So’ tridec’Anne.
 DIANORA
 E comme jea vestuta?
 FRABBIZIO
1745Co no rocchetto bianco, e no corpetto
 D’armesino ncarnato, e haveva ncanna
 St’ogna de la gran bestia ncrastata.
 DIANORA
 Ah Cielo te rengrazio,
 C’haggio trovata figliema perduta.
 FRABBIZIO
1750Figlieta!, e comme?
 DIANORA
                                       Si, è Tenzella mia,
 Che tanno la perdette.
 PAGLIACCIO
                                           (Chesta è pazza,
 Quanta geste che fa.)
 DIANORA
                                         E mo’ spontannola
 Ll’haggio vista da sotta a chella zizza
 No golio de ceraso, che teneva;
1755O figlia bella mia preziosa.
 Si no mmoro de gusto, e na gran cosa.
 
 SCENA XVI
 
 FRABBIZIO, PAGLIACCIO, e PIPPO co na Carrafella.
 
 PAGLIACCIO
 Chesta che d’hà, che ddice, è speretata?
 FRABBIZIO
 O Marcantonio mio, so’ arrojenato.
 PIPPO
 Vecco cca ll’acqua vita comme stace?
 FRABBIZIO
1760Io credo, ca non serve, è revenuta,
 ma nce so’ guaje a tommola pe nnuje.
 PIPPO
 Nce so’ guaje, e perché?
 FRABBIZIO
                                              Damme sta mano
 Ajutam’a calà.
 PIPPO
                             Scinne.
 PAGLIACCIO
                                             Va chiano.
 PIPPO
 Ch’è stato?
 FRABBIZIO
                        O Pippo mio, Tommasina
1765Mo’ s’è scoperta figlia de Dianora.
 PIPPO
 Comme? Non t’era figlia?
 FRABBIZIO
 None, none.
 PIPPO
                         Che sento!
 PAGLIACCIO
                                               E ment’è chesto,
 Può Zocà quanno vuoje franfellicche,
 Ca mo’ Dianora la mmarita a Luccio.
 PAGLIACCIO
1770Aimmè che sento! o ammore, o negra sciorte
 Accossì mme serrate vuje le pporte.
 
    Da qua’ cimma de Montagna
 Scenne st’ombra nera nera
 A scurare la Campagna!
1775Ddo’ nce pascola na fera,
 Che mm’accide, e me devora,
 E sta sempe mpietto a me?
    Sto sceruppo che mm’haie dato (a Frabbizio.)
 Lo cerviello mm’ha levato.
1780No nce vedo, no nce sento
 Addo’ stonco? Lo trommiento
 Mme spaventa, m’addolora
 E non moro. Oddio pecché?
 
 FRABBIZIO
 Chesto n’è tanto guajo, te dò nepotema;
1785Io me gratto la Zella,
 Ca mo’ Dianora no mme da Cecella.
 PAGLIACCIO
 E miettece la ionta, pierde cheste,
 A mme fa cunto già ca m’haje perduto,
 O si Anonemo mio già si’ falluto.
 
 SCENA Urdema
 
 TOMMASINA appojata e LUCCIO, DIANORA, NICOLETTA, CECELLA che da dereto a lo Teatro picciolo esceno a li granne, e li stisse.
 
 DIANORA
1790Iammoncenne a la Casa figlia bella,
 E statte allegramente.
 TOMMASINA
                                           Ah mamma mia,
 Sta nova, che me daje, ca te so’ figlia,
 Ca non sonca cchiù straccio de la sciorte,
 Levà me pò da mano de la morte.
 DIANORA
1795E mo’ te voglio dare n’auta nova;
 E sentiteme tutte; io te mmarito
 Co Luccio tujo, che m’è pronepote.
 FRABBIZIO
 Chest’auto puro!
 PIPPO
                                  (Seppe mo’ so’ ghiuto.)
 PAGLIACCIO
 Comme t’è pronepote? Si è de Trane.
 DIANORA
1800So’ de Trane, e a la Casa po contammo
 Comme vanno ste ccose; Iammoncenne.
 FRABBIZIO
 Dianora me n’allegro.
 NICOLETTA
                                          Ah sciorte sgrata.
 FRABBIZIO
 Non sospirà, ca t’haggio mmaretata.
 Dianora, tu mo’ vide, ca Frabbizio
1805T’ha cresciuta na figlia vertovosa.
 DIANORA
 Te ne rengrazio, e appriesso
 Vedarraje che facc’io.
 FRABBIZIO
 Damme Cecella.
 CECELLA
                                 Vide che golio!
 Zi Frabi’ si’ mpazzuto? Co chi ll’haje?
 PAGLIACCIO
1810Comme accossì te staje?
 Va vide a la rezzetta, si lo bauzomo
 Te potesse levare cinquant’anne,
 Ca faje sso matremmonio.
 FRABBIZIO
                                                   E ba a malanne.
 DIANORA
 Jammoncenne ch’è notte.
 LUCCIO
                                                 Jammo core.
 TOMMASINA
1815Venco speranza mia.
 FRABBIZIO
                                         Pippo tu piglia
 Nicoletta pe mmano ch’è la toja.
 PAGLIACCIO
 Tu damme ssa manella.
 Ca faccio lo vracciero.
 CECELLA
                                          Teccotella:
 Ma vi’, non telleccare
1820Ca te dò na mmoccata.
 PAGLIACCIO
 Chesto saje? e tu si’ ammatrecolata.
 LUCCIO - TOMMASINA
 
 Da po tanta travaglie, e tormiente,
 Si’ la mia bellezza de st’arma.
 
 NICOLETTA - PIPPO
 
 E la sciorte ng’accocchia a nuje puro.
 
 A QUATTRO
 
1825Chi sta ncielo lo ssa, che se fa?
 
 FRABBIZIO
 
 Vuie scialate, ed io resto a l’ascuro.
 
 DIANORA
 
 Si Frabizio, che d’haje? non è niente.
 
 PAGLIACCIO
 
 La mogliere tu saje, ch’è na Sarma.
 
 DIANORA - PAGLIACCIO - CECELLA
 
 Né lo viecchio la pote portà.
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

Trimestrale elettronico 2016-1

Ultimo aggiornamento: 4 gennaio 2016

 

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